22 MARZO 2025. DIO È ANCORA UN NOME AFFIDABILE? - SAGRESTIA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE

Il nome di Dio può ancora ispirare fiducia? Da questa domanda è partito il dialogo, moderato da Mons. Bressan, che ha riunito voci diverse - dalla teologia cristiana al pensiero orientale - per riflettere sul senso spirituale e relazionale del divino oggi.

Arcidiacono ha ricordato come, per molti, il nome di Dio sia oggi “appannato”, complice una responsabilità delle Chiese, che hanno faticato a liberare il linguaggio religioso da una dimensione istituzionale e autoreferenziale. “Dio è una presenza che accompagna, che si rivela come relazione: ‘Io sarò con te’. È il Dio dell’amore e della giustizia, da riscoprire nel linguaggio dell’oggi”.Per Ghilardi, la crisi del nome di Dio nasce da una cultura che ha affidato il senso solo alla scienza e alla tecnica.

Dio è una presenza che accompagna, che si rivela come relazione: ‘Io sarò con te’. È il Dio dell’amore e della giustizia, da riscoprire nel linguaggio dell’oggi .
— Cristina Arcidiacono

Eppure, come diceva Nietzsche, la morte di Dio può aprire nuove vie di ricerca. La fiducia in Dio è possibile solo se accettiamo che ci eccede, che non può essere ridotto a concetto o idolo.Cozzi ha sottolineato il carattere drammatico del rapporto con Dio in una società che spesso non sente più il bisogno di evocarlo. “Il nome Dio può restare affidabile se mantiene vivo lo sguardo sulla positività del reale, se ci spinge a coltivare legami veri, non contatti, e a cercare senso nell’esperienza”.

Abbiamo bisogno di un Dio che ci aiuti ad abitare il nostro piccolo, non necessariamente un Dio che riempie l’universo.
— Alberto Cozzi

In un tempo segnato da frammentazione e ambiguità, la fiducia chiede un nuovo modo di parlare di Dio: non più come imposizione o dottrina, ma come racconto condiviso, gesto di accoglienza, spazio aperto all’altro. Dio, ha ricordato Arcidiacono, è il primo a rischiare la fede, affidando il Figlio all’umanità: solo mettendo i margini al centro possiamo cogliere il senso del vuoto e della relazione. Perché forse, oggi più che mai, la fede inizia proprio dove impariamo a fare spazio.


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