22 MARZO 2025. QUANDO MUORE UN MAESTRO - SAGRESTIA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE

Cosa accade davvero quando muore un maestro? È da questa domanda che prende avvio il dialogo tra il monaco cristiano Luciano Manicardi e il monaco buddhista Fausto Taiten Guareschi. Due tradizioni diverse, ma accomunate dalla convinzione che la morte non spezza il legame tra maestro e discepolo: al contrario, lo svela nella sua verità più profonda.

Un vero maestro non impone modelli, ma restituisce fiducia, genera autonomia, apre spazi. La trasmissione autentica avviene su una soglia - tra vita e morte, tra parola e silenzio - ed è sempre un gesto che interpella e spiazza. È proprio nel momento del distacco, osservano entrambi, che l’insegnamento si fa memoria viva, non più legata alla presenza fisica ma radicata nella vita del discepolo.

Gesù e Buddha, nelle narrazioni della loro morte, non lasciano ordini ma domande, non risposte ma indicazioni di cammino. Nei Vangeli, Gesù risponde “vieni e vedi”; nel buddhismo zen, Buddha tace e mostra un fiore. Entrambi affidano al silenzio la loro parola più eloquente.

La morte di un maestro non spegne il suo insegnamento, ma ne svela la verità più profonda. È nel distacco che il discepolo scopre davvero chi era il suo maestro.
— Fausto Taiten Guareschi

La fiducia, ricordano i relatori, è sempre un rischio, ma anche un dono: nasce dallo stupore del quotidiano, dal silenzio che ascolta, dall’azione piena. È il maestro che sa rimanere intero nei gesti semplici a indicare la strada. Perché la vera eredità spirituale non è un contenuto da trasmettere, ma una presenza che continua a trasformare.

Trasmettere non è trasferire dottrina, ma donare sé stessi in modo che l’altro possa diventare se stesso.
— Luciano Manicardi

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