23 MARZO 2025. LA MANNA NEL DESERTO: FIDUCIA, SICUREZZA E PRECARIETÀ - MEMORIALE DELLA SHOAH

Nel suggestivo contesto del Memoriale della Shoah, il rabbino capo Alfonso Arbib ha intrecciato Torah, memoria e riflessione sulla fiducia. Un concetto che, nella tradizione ebraica, coincide con “emunà”: più che fede, fiducia attiva e concreta, capace di tenere insieme precarietà e speranza.

Attraverso il racconto biblico de La manna nel deserto, Arbib ha mostrato come la fiducia non sia cieca, ma scelta consapevole. La manna, cibo dal cielo quotidiano e non accumulabile, diventa una prova: vivere senza certezze, affidandosi giorno dopo giorno. È una pedagogia della fragilità, che rovescia l’illusione della sicurezza e invita a una libertà responsabile.

Un’altra pagina esemplare è la nascita di Mosè: un atto di fiducia nel futuro, nonostante la persecuzione. La giovane Myriam convince i genitori a non rinunciare alla vita: “Il male finisce, ma la speranza dei giusti può continuare”.

La manna è descritta come una prova: non nel dono in sé, ma nelle regole che lo accompagnano. Per essere liberi, serve imparare a vivere la responsabilità.

Così, la fiducia diventa il filo che attraversa le crisi, un gesto che affonda le radici nella responsabilità, nella memoria e in una visione che osa andare “oltre le stelle”.

La precarietà non è un’anomalia, ma la condizione originaria dell’esistenza umana. Illudersi di eliminarla significa sottrarsi all’esperienza profonda della fiducia.

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